Quadri, statue e sculture, libri e intere biblioteche, codici miniati, porcellane, mobili, manufatti pregiati: l’Italia ha sempre venduto la propria arte.

In questo libro di Fabio Isman, giornalista e esperto di arte e beni culturali: “L’Italia dell’arte venduta” (disponibile su Oceanon) si prova a capire il perché.

Perché mutano i gusti, o perché i patrimoni vanno in rovina, e a chi per secoli ha commissionato o posseduto i capolavori spesso non resta che il blasone. È una storia che vale la pena di narrare, al di là delle catastrofi causate dai conflitti, sempre irrispettosi dell’arte, o dei criminali scavi archeologici che alimentano i lucrosi mercati internazionali. Questa grande fuga ha condotto infinite opere di valore fuori dal nostro paese: a poco vale consolarsi con il tantissimo che ci è rimasto, se non si riflette sul moltissimo che è sparito.

La storia di ciò che abbiamo perso, difatti, è enorme e articolata. Ad oggi, l’Italia è il primo Paese al mondo per numero di furti d’arte: 55 al giorno, quasi 20 mila all’anno. Un traffico illecito che vale, a livello globale, più di 9 miliardi di euro (fonte: L’Espresso). Ed è anche (sempre l’Espresso) un Paese ancora a rischio di vedersi depredato di alcuni capolavori di inestimabile valore, artistico e culturale.