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Il peso della vergogna

In soli tre mesi Annabella è rimasta completamente orfana, perdendo prima i genitori, in un incidente stradale, e poi l’amata nonna materna, Angela Bramante, che a ottantotto anni non ha retto la perdita dell’unica figlia.Mentre anche la creatività sembra averla abbandonata, costringendola a mettere da parte per un po’ il suo amato lavoro di fotografa, Annabella scoprirà tuttavia che il destino, a sorpresa, ha in serbo per lei un’eredità tanto prestigiosa quanto gravosa: Villa dei Conti Bramante.Nella grande casa della bassa pianura padana, nella quale la nonna trascorse l’infanzia e dalla quale la stessa Angela fuggì alcuni anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Annabella andrà alla ricerca di tutte le risposte sulla vita della nonna che, ora, le servono per decidere quale sarà il destino della villa. Solo il diario di Angela e i carteggi di famiglia le permetteranno, finalmente, di ripercorrere la giovinezza e le esperienze di un’esistenza che, per un motivo a lei misterioso, è stata schiacciata dal peso della vergogna.“La storia della famiglia Bramante comincia molto tempo prima della mia nascita, il 25 giugno del 1927. La villa e i vasti terreni circostanti sono appartenuti alla nostra casata da sempre…”Grazie a quei documenti pregni di dolore e vita vissuta, Annabella si ritroverà immersa negli anni bui del Fascismo e nella vera storia di Angela, divisa tra l’amore puro per il giovane Luigi e il viscido corteggiamento del fascista Davide, mentre sullo sfondo incombono la guerra e la crudele figura del padre padrone Emanuele, che vuole destinare Angela alla stessa spirale di violenza e infelicità in cui ha fatto sprofondare Carlotta, madre di Angela e bisnonna di Annabella.A sostenere Annabella, in questo viaggio nel passato di famiglia, saranno l’amica di sempre Alessandra e i vecchi amici, ma soprattutto Francesco, che assieme alla madre gestisce la locanda situata nel piccolo paese di provincia dove la nonna è nata e ha passato quegli anni.L’incontro con lui darà ad Annabella un’ulteriore ragione per cercare di prendere la decisione più giusta sulla villa, ma soprattutto quell’appoggio e la sensazione di un nuovo inizio che le serviranno per affrontare i segreti inconfessabili che la nonna aveva ormai seppellito dentro di sé e dentro la vecchia casa.“Se mi guardo indietro, non so se ho fatto bene a nascondere tutto. Forse, se avessi preso in mano la situazione molto tempo prima, la mia coscienza mi avrebbe dato pace in tutti questi anni… Forse avrei vissuto una vita senza sentire sempre questo peso sul petto.”

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Il posto degli uomini. Dante in Purgatorio dove andremo tutti

«I nostri nemici finiranno all’Inferno; le nostre mamme in Paradiso; ma a noi un po’ di Purgatorio non lo leva nessuno. Per questo il Purgatorio è il posto degli uomini, dove andremo tutti. Meglio sapere per tempo quel che ci aspetta. Dante stesso pensava di finirvi da morto, nel girone dei superbi…». Aldo Cazzullo prosegue il viaggio sulle orme del «poeta che inventò l’Italia». Il romanzo della Divina Commedia, dopo l’Inferno, racconta ora il Purgatorio: il luogo del «quasi», dell’attesa della felicità; che è in sé una forma di felicità. Un mondo di nostalgia ma anche di consolazione, dove il tempo che passa non avvicina alla morte ma alla salvezza. Una terra di frontiera tra l’uomo e Dio, con il fascino di una città di confine. La tecnica narrativa è la stessa di “A riveder le stelle”. La ricostruzione del viaggio nell’Aldilà viene arricchita dai riferimenti alla storia, alla letteratura, al presente. Il Purgatorio è il luogo degli artisti: il musico Casella, il poeta Guinizzelli, il miniaturista Oderisi che cita l’amico di Dante, Giotto. Ci sono i condottieri pentiti nell’ultima ora: Manfredi con il ciglio «diviso» da un colpo, Bonconte delle cui spoglie il diavolo ha fatto strazio, Provenzano Salvani che si umiliò a chiedere l’elemosina per un amico in piazza del Campo a Siena. E ci sono le donne: gli occhi cuciti dell’invidiosa Sapìa, le lacrime disperate della vedova Nella e la splendida apparizione di Pia de’ Tolomei, l’unico personaggio a preoccuparsi per la fatica di Dante, «Deh, quando tu sarai tornato al mondo/ e riposato della lunga via…». Nel Purgatorio, oltre a descrivere il Bel Paese, il poeta pronuncia la sua terribile invettiva civile: «Ahi serva Italia, di dolore ostello…». E in cima alla montagna, entrato nell’Eden, ritrova Beatrice, più bella ancora di come la ricordava. Dante trema per l’emozione, piange, perde Virgilio, e si prepara a volare con la donna amata in Paradiso. E ognuno di noi, dopo due anni di pandemia, ha capito quello che il Purgatorio vuole significare. Può così sentirsi come Dante: «Puro e disposto a salire a le stelle».

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